Italia                                                                                 Brandy

 

Il brandy (/'brɛndi/) o arzente è il più antico distillato di vino prodotto nel mondo, conosciuto già dal XIII secolo. La sua gradazione alcolica si aggira intorno ai 40 gradi; e oltre che dall'uva, questo superalcolico può essere distillato dal succo fermentato di altri frutti, tuttavia, salvo specifiche avvertenze, il brandy è tratto dal vino d'uva.

L'etimologia della parola viene comunemente fatta derivare dall'abbreviazione dell'inglese brandywine, (a sua volta dall'olandese brandewijn, "vino bruciato").

Per alcuni invece la parola comparve per la prima volta nel Seicento in una ballata inglese che recitava: it is more fine than brandywine. Altre teorie sostengono invece la derivazione dall'antico tedesco brant ("tizzone"), voce analoga a braudr ("spada"); secondo il dizionario di Enrico Levi l'analogia tra le due parole è nel lampeggiare e vibrare propri della fiamma e della spada.

In Italia, per la produzione del brandy vengono usati vini prodotti con uve di trebbiano, che vengono delicatamente spremute e messe in fermentazione ad una temperatura che si aggira tra i 18° e i 22 °C.
Dopo la fermentazione, il mosto viene sottoposto al procedimento di distillazione, seguito poi dalla maturazione in botti di rovere, dove il distillato affina le sue caratteristiche organolettiche.

Il primo e fondamentale elemento di un Brandy è il vino, anche se dobbiamo sottolineare che non tutti i tipi di vino sono vocati a divenire un buon distillato da invecchiamento. Il vino deve essere bianco, poco aromatico, di bassa gradazione alcolica, di buona acidità fissa, ben resistente all’ossidazione e non deve contenere alcun conservante quale l’anidride solforosa in quanto, durante il processo di distillazione, passerebbe in parte nell’acquavite. Secondo la nostra esperienza, i vini più adatti a trasformarsi nelle migliori acquaviti da invecchiamento sono il trebbiano toscano ed il trebbiano romagnolo prodotti con uve degli omonimi vigneti coltivati in Toscana e in Romagna. Fondamentale poi è il processo di distillazione; quello da noi adottato è a metodo discontinuo a due passaggi, svolto con l’alambicco Charentais, interamente in rame. Nell'immagine seguente è mostrato l'alambicco Charantais delle cantine Villa Zarri di Bologna dove si produce un Brandy di elevata qualità.

Il brandy viene abitualmente consumato in bicchieri a forma di uovo tronco, chiamati ballon o snifter o, preferibilmente, in bicchieri a tulipano. Per esaltarne le caratteristiche, il bicchiere può essere scaldato con il calore delle mani; il brandy non va mai riscaldato con fiamme o calore vivace, né diluito con ghiaccio, per non rovinare la finezza degli aromi.

Una convenzione italo-francese (28 maggio 1948) stabilì che i termini cognac e armagnac fossero riservati ai soli prodotti francesi e in particolare a quelli tipici delle zone che portano lo stesso nome. Il termine brandy venne utilizzato quindi per i distillati di vino fatti in Italia o in altri Paesi.

Particolare attenzione va prestata alla denominazione di brandy italiano, che si riferisce esclusivamente al distillato prodotto in Italia, con uve coltivate e vinificate nel territorio nazionale, con un periodo di invecchiamento minimo di dodici mesi e una gradazione alcolica rigorosamente superiore ai 38°.

I disciplinari di produzione del Brandy a livello internazionale variano da paese a Paese. In Italia, così come in ambito comunitario, nonché in Argentina è possibile produrre Brandy solo a partire da acquavite di vino. In Australia, USA, Sud Africa ed altre nazioni a vocazione vinicola è invece possibile utilizzare, oltre al vino, anche fecce e vinacce.